2010.02.17

QUARANTA GIORNI

podcast

Aussitôt l'Esprit Le pousse au désert. Et dans le désert Il resta quarante jours, tenté par Satan. Il vivait parmi les bêtes sauvages, et les anges le servaient. Après l'arrestation de Jean, Il partit pour la Galilée proclamer la Bonne Nouvelle ; il disait : « Les temps sont accomplis : le règne est tout proche. »

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Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

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L'Evangile répond positivement à la soif de justice de l'homme, mais de façon inattendue et surprenante. Il ne propose pas une révolution de type social et politique, mais celle de l'amour, qu'il a déjà réalisée par sa Croix et sa Résurrection. C'est sur elle que se fondent les béatitudes, qui proposent ce nouvel horizon de justice inauguré par Pâques, grâce auquel nous pouvons devenir justes et construire un monde meilleur.

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Oggi desidero, pertanto, consegnarlo idealmente a tutti, invitando a leggerlo e a meditarlo. Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Egli non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.

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posted by CHIARA&GSV@00:00CET

La Santa Sede - Basilica di Santa Sabina

IL MERCOLEDI' DELLE CENERI

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

PERLA QUARESIMA 2010

La giustizia di Dio si è manifestata

per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,12-15.

 

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I am a desert...

 

 

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2009.05.08

DU CULTE DES ICÔNES


podcast

Jean Damascène est un personnage de premier plan dans l’histoire de la théologie byzantine. Né dans une riche famille chrétienne, il assume encore jeune la charge de responsable économique du califat. Mais, vite insatisfait de la vie de cour, vers l’an 700, il entre au monastère de saint Saba, près de Jérusalem, où il se consacrera à l’ascèse et à l’activité littéraire. Ses nombreuses Homélies gardent le témoignage de son activité pastorale. En Orient, on se souvient de ses Discours pour légitimer la vénération des images sacrées, les reliant au mystère de l’Incarnation du Fils de Dieu dans le sein de la Vierge Marie. Jean Damascène fut l’un des premiers à faire la distinction dans le culte chrétien entre "l’adoration", qui s’adresse seulement à Dieu et "la vénération" qui peut être utilisée pour s’adresser à la personne représentée par une image. Cette distinction se révéla très importante pour répondre à ceux qui prétendaient universel et éternel l’interdit sévère de l’Ancien Testament d’utiliser des images dans le culte. Jean Damascène demeure un témoin privilégié du culte des icônes qui est un aspect distinctif de la théologie et de la spiritualité orientale jusqu’à aujourd’hui. Il admit aussi la vénération des reliques des saints, sur la base de la conviction que les saints, rendus participants de la résurrection du Christ, ne peuvent être considérés simplement comme des "morts".

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vorrei parlare oggi di Giovanni Damasceno, un personaggio di prima grandezza nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa universale. Egli è soprattutto un testimone oculare del trapasso dalla cultura cristiana greca e siriaca, condivisa dalla parte orientale dell’Impero bizantino, alla cultura dell’Islàm, che si fa spazio con le sue conquiste militari nel territorio riconosciuto abitualmente come Medio o Vicino Oriente. Giovanni, nato in una ricca famiglia cristiana, giovane ancora assunse la carica – rivestita forse già dal padre - di responsabile economico del califfato. Ben presto, però, insoddisfatto della vita di corte, maturò la scelta monastica, entrando nel monastero di san Saba, vicino a Gerusalemme. Si era intorno all’anno 700. Non allontanandosi mai dal monastero, si dedicò con tutte le sue forze all’ascesi e all’attività letteraria, non disdegnando una certa attività pastorale, di cui danno testimonianza soprattutto le sue numerose Omelie. La sua memoria liturgica è celebrata il 4 Dicembre. Papa Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa universale nel 1890.

 

Di lui si ricordano in Oriente soprattutto i tre Discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini, che furono condannati, dopo la sua morte, dal Concilio iconoclasta di Hieria (754). Questi discorsi, però, furono anche il motivo fondamentale della sua riabilitazione e canonizzazione da parte dei Padri ortodossi convocati nel II Concilio di Nicea (787), settimo ecumenico. In questi testi è possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.

 

Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si può rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece può utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non può in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona è composta. Questa distinzione si rivelò subito molto importante per rispondere in modo cristiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini. Questa era la grande discussione anche nel mondo islamico, che accetta questa tradizione ebraica della esclusione totale di immagini nel culto. Invece i cristiani, in questo contesto, hanno discusso del problema e trovato la giustificazione per la venerazione delle immagini. Scrive il Damasceno: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata?... E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia?... E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole” (Contra imaginum calumniatores, I, 16, ed. Kotter, pp. 89-90). Vediamo che, a causa dell’incarnazione, la materia appare come divinizzata, è vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtà materiali. Dio si è fatto carne e la carne è diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo. Pertanto, le sollecitazioni del Dottore orientale sono ancora oggi di estrema attualità, considerata la grandissima dignità che la materia ha ricevuto nell’Incarnazione, potendo divenire, nella fede, segno e sacramento efficace dell’incontro dell’uomo con Dio. Giovanni Damasceno resta, quindi, un testimone privilegiato del culto delle icone, che giungerà ad essere uno degli aspetti più distintivi della teologia e della spiritualità orientale fino ad oggi. E’ tuttavia una forma di culto che appartiene semplicemente alla fede cristiana, alla fede in quel Dio che si è fatto carne e si è reso visibile. L’insegnamento di san Giovanni Damasceno si inserisce così nella tradizione della Chiesa universale, la cui dottrina sacramentale prevede che elementi materiali presi dalla natura possano diventare tramite di grazia in virtù dell’invocazione (epiclesis) dello Spirito Santo, accompagnata dalla confessione della vera fede.

 

In collegamento con queste idee di fondo Giovanni Damasceno pone anche la venerazione delle reliquie dei santi, sulla base della convinzione che i santi cristiani, essendo stati resi partecipi della resurrezione di Cristo, non possono essere considerati semplicemente dei ‘morti’. Enumerando, per esempio, coloro le cui reliquie o immagini sono degne di venerazione, Giovanni precisa nel suo terzo discorso in difesa delle immagini: “Anzitutto (veneriamo) coloro fra i quali Dio si è riposato, egli solo santo che si riposa fra i santi (cfr Is 57,15), come la santa Madre di Dio e tutti i santi. Questi sono coloro che, per quanto è possibile, si sono resi simili a Dio con la loro volontà e per l’inabitazione e l’aiuto di Dio, sono detti realmente dèi (cfr Sal82,6), non per natura, ma per contingenza, così come il ferro arroventato è detto fuoco, non per natura ma per contingenza e per partecipazione del fuoco. Dice infatti: Sarete santi, perché io sono santo (Lv 19,2)” (III, 33, col. 1352 A). Dopo una serie di riferimenti di questo tipo, il Damasceno poteva perciò serenamente dedurre: “Dio, che è buono e superiore ad ogni bontà, non si accontentò della contemplazione di se stesso, ma volle che vi fossero esseri da lui beneficati che potessero divenire partecipi della sua bontà: perciò creò dal nulla tutte le cose, visibili e invisibili, compreso l’uomo, realtà visibile e invisibile. E lo creò pensando e realizzandolo come un essere capace di pensiero (ennoema ergon) arricchito dalla parola (logo[i] sympleroumenon) e orientato verso lo spirito (pneumati teleioumenon)” (II, 2, PG 94, col. 865A). E per chiarire ulteriormente il pensiero, aggiunge: “Bisogna lasciarsi riempire di stupore (thaumazein) da tutte le opere della provvidenza (tes pronoias erga), tutte lodarle e tutte accettarle, superando la tentazione di individuare in esse aspetti che a molti sembrano ingiusti o iniqui (adika), e ammettendo invece che il progetto di Dio (pronoia) va al di là della capacità conoscitiva e comprensiva (agnoston kai akatalepton) dell’uomo, mentre al contrario soltanto Lui conosce i nostri pensieri, le nostre azioni, e perfino il nostro futuro” (II, 29, PG 94, col. 964C). Già Platone, del resto, diceva che tutta la filosofia comincia con lo stupore: anche la nostra fede comincia con lo stupore della creazione, della bellezza di Dio che si fa visibile.

 

L’ottimismo della contemplazione naturale (physikè theoria), di questo vedere nella creazione visibile il buono, il bello, il vero, questo ottimismo cristiano non è un ottimismo ingenuo: tiene conto della ferita inferta alla natura umana da una libertà di scelta voluta da Dio e utilizzata impropriamente dall’uomo, con tutte le conseguenze di disarmonia diffusa che ne sono derivate. Da qui l’esigenza, percepita chiaramente dal teologo di Damasco, che la natura nella quale si riflette la bontà e la bellezza di Dio, ferite dalla nostra colpa, “fosse rinforzata e rinnovata” dalla discesa del Figlio di Dio nella carne, dopo che in molti modi e in diverse occasioni Dio stesso aveva cercato di dimostrare che aveva creato l’uomo perché fosse non solo nell’“essere”, ma nel “bene-essere” (cfr La fede ortodossa, II, 1,PG 94, col. 981°). Con trasporto appassionato Giovanni spiega: Era necessario che la natura fosse rinforzata e rinnovata e, fosse indicata e insegnata concretamente la strada della virtù (didachthenai aretes hodòn), che allontana dalla corruzione e conduce alla vita eterna… Apparve così all’orizzonte della storia il grande mare dell’amore di Dio per l’uomo (philanthropias pelagos)…” E’ una bella espressione. Vediamo, da una parte, la bellezza della creazione e, dall’altra, la distruzione fatta dalla colpa umana. Ma vediamo nel Figlio di Dio, che discende per rinnovare la natura, il mare dell’amore di Dio per l’uomo. Continua Giovanni Damasceno: “Egli stesso, il Creatore e il Signore, lottò per la sua creatura trasmettendole con l’esempio il suo insegnamento… E così il Figlio di Dio, pur sussistendo nella forma di Dio, abbassò i cieli e discese… presso i suoi servi… compiendo la cosa più nuova di tutte, l’unica cosa davvero nuova sotto il sole, attraverso cui si manifestò di fatto l’infinita potenza di Dio” (III, 1. PG 94, coll. 981C-984B).

Possiamo immaginare il conforto e la gioia che diffondevano nel cuore dei fedeli queste parole ricche di immagini tanto affascinanti. Le ascoltiamo anche noi, oggi, condividendo gli stessi sentimenti dei cristiani di allora: Dio vuole riposare in noi, vuole rinnovare la natura anche tramite la nostra conversione, vuol farci partecipi della sua divinità. Che il Signore ci aiuti a fare di queste parole sostanza della nostra vita.

 

Peace and Prosperity with God’s help!

Paix et prospérité, avec l’aide de Dieu!

Paz y prosperidad con la ayuda de Dios!

سَلامٌ وَإزْدِهَارٌ بعَوْن ِ الله ِ!

因著天主的幫助願大家 得享平安和繁榮 !

Мира и благоденствия с помощью Боҗией!

Thank you very much.


* * *
BENEDICTVS PP. XVI

posted by PATRIZIA&GSV@19:00CEST

La Santa Sede - PELLEGRINAGGIO

DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

IN TERRA SANTA 

8 - 15 MAGGIO 2009

Udienza generale

Giovanni Damasceno

ANNO PAOLINO
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παντοκράτωρ

 

 

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2009.03.22

CHRONIQUES DE BABYLONE

podcast

Tous les chefs des prêtres et le peuple multipliaient les infidélités, en imitant toutes les pratiques sacrilèges des nations païennes, et ils profanaient le temple consacré. Le Dieu de leurs pères, sans attendre et sans se lasser, leur envoyait des messagers, car il avait pitié de sa Demeure et de son peuple. Mais eux tournaient en dérision les envoyés de Dieu, méprisaient ses paroles, et se moquaient de ses prophètes ; finalement, il n'y eut plus de remède à la colère grandissante du Seigneur contre son peuple.

 

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Les Babyloniens brûlèrent le temple, abattirent les murailles, incendièrent et détruisirent ses palais, avec tous leurs objets précieux. Nabucodonosor déporta à Babylone ceux qui avaient échappé au massacre ; ils devinrent les esclaves du roi et de ses fils jusqu'au temps de la domination des Perses. Ainsi s'accomplit la parole proclamée par Jérémie : La terre sera dévastée et elle se reposera durant soixante-dix ans, jusqu'à ce qu'elle ait compensé par ce repos tous les sabbats profanés.

 

****

Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato in Gerusalemme. 

Il Signore Dio dei loro padri mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo e la sua dimora. 
Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. 
Allora il Signore fece marciare contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per gli anziani e per le persone canute. Il Signore mise tutti nelle sue mani. 
Quindi incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case più eleganti. 

Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, 

attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: "Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni". 

 

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posted by CHIARA@09:30CET

La Santa Sede - Viaggio Apostolico in Camerun e Angola

(17-23 marzo 2009)

IV Domenica di Quaresima 

Secondo libro delle Cronache 36,14-17. 

ANNO PAOLINO

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Sunset in Babylon By Raphael Lacoste - Detail photoshoped by KMAIR*

Babylon: Ancient Middle Eastern city. The city's ruins are located about 55 mi (89 km) south of Baghdad, near the modern city of Al-Hillah, Iraq. Babylon was one of the most famous cities in antiquity. Probably first settled in the 3rd millennium BC, it came under the rule of the Amorite kings around 2000 BC. It became the capital of Babylonia and was the chief commercial city of the Tigris and Euphrates river system. Destroyed by Sennacherib in 689 BC, it was later rebuilt. It attained its greatest glory as capital of the Neo-Babylonian empire under Nebuchadrezzar II (r. 605 – c. 561 BC). Alexander the Great, who took the city in 331 BC, died there. Evidence of its topography comes from excavations, cuneiform texts, and descriptions by the Greek historian Herodotus. Most of the ruins are from the city built by Nebuchadrezzar. The largest city in the world at the time, it contained many temples, including the great temple of Marduk with its associated ziggurat, which was apparently the basis for the story of the Tower of Babel. The Hanging Gardens, a simulated hill of vegetation-clad terracing, was one of the Seven Wonders of the World.

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2009.03.15

DISTRUGGETE QUESTO TEMPIO

podcast

Alors que les Juifs réclament les signes du Messie, et que le monde grec recherche une sagesse, nous, nous proclamons un Messie crucifié, scandale pour les Juifs, folie pour les peuples païens. Mais pour ceux que Dieu appelle, qu'ils soient Juifs ou Grecs, ce Messie est puissance de Dieu et sagesse de Dieu. Car la folie de Dieu est plus sage que l'homme, et la faiblesse de Dieu est plus forte que l'homme. 

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E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 

noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 
ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 
Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 

 

****

Les paroles de l'apôtre Paul que la liturgie propose à notre méditation en ce troisième dimanche de Carême résonnent dans nos cœurs : "Nous proclamons un Messie crucifié - écrit l'Apôtre aux chrétiens de Corinthe -:  scandale pour les Juifs, folie pour les peuples païens; mais pour ceux que Dieu appelle, qu'ils soient Juifs ou Grecs, ce Messie est puissance de Dieu et sagesse de Dieu" (1 Co 1, 23-24). Oui, je pars pour l'Afrique, conscient de n'avoir rien d'autre à proposer et à donner à tous ceux que je rencontrerai, que le Christ et la Bonne Nouvelle de sa Croix, mystère d'amour suprême, d'amour divin qui l'emporte sur toute résistance humaine et rend même possible le pardon et l'amour pour les ennemis. Telle est la grâce de l'Evangile capable de transformer le monde ; telle est la grâce qui peut aussi renouveler l'Afrique, pour qu'elle produise une irrésistible force de paix et de réconciliation profonde et radicale. L'Eglise ne poursuit donc pas des objectifs économiques, sociaux et politiques ; l'Eglise annonce le Christ, certaine que l'Evangile peut toucher les cœurs de tous et les transformer, renouvelant ainsi de l'intérieur les personnes et les sociétés.

posted by CHIARA@12:00CET

La Santa Sede - Piazza San Pietro

III Domenica di Quaresima 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 1,22-25. 

ANGELUS - BENEDETTO XVI

ANNO PAOLINO

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Dome of the Chain. Temple Mount.

Haram el Sharif. Jerusalem.

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2009.03.08

ἐπίκλησις

podcast
Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 
Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 
Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 

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Il n'y a rien à dire de plus. Si Dieu est pour nous, qui sera contre nous ?Il n'a pas refusé son propre Fils, il l'a livré pour nous tous : comment pourrait-il avec lui ne pas nous donner tout ? Qui accusera ceux que Dieu a choisis ? puisque c'est Dieu qui justifie. Qui pourra condamner ? puisque Jésus Christ est mort ; plus encore : il est ressuscité, il est à la droite de Dieu, et il intercède pour nous. 

posted by CHIARA@10:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square 

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,31-34. 

ANNO PAOLINO

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I am a desert (2)
ἐπίκλησις

 

 

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2009.02.22

PREUVE DE DOUCEUR

podcast

J'en prends à témoin le Dieu fidèle : le langage que nous vous parlons n'est pas à la fois « oui » et « non ». Le Fils de Dieu, le Christ Jésus, que nous avons annoncé parmi vous, Silvain, Timothée et moi, n'a pas été à la fois « oui » et « non » ; il n'a jamais été que « oui ». Et toutes les promesses de Dieu ont trouvé leur « oui » dans sa personne. Aussi est-ce par le Christ que nous disons « amen », notre « oui », pour la gloire de Dieu. Celui qui nous rend solides pour le Christ dans nos relations avec vous, celui qui nous a consacrés, c'est Dieu ; il a mis sa marque sur nous, et il nous a fait une première avance sur ses dons : l'Esprit qui habite nos coeurs. 

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Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è "sì" e "no". 

Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu "sì" e "no", ma in lui c'è stato il . 
E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "sì". Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria. 
È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, 
ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori. 

 

ici il y a encore un autre témoignage de la divinité, du fait qu'il est égal au Père. Non seulement Dieu seul peut remettre les péchés, mais Dieu seul peut pénétrer les pensées secrètes des coeurs. Il est écrit ici : « Saisissant dans son esprit les raisonnements qu'ils faisaient, Jésus leur dit : ' Pourquoi de telles pensées dans vos coeurs ? ' » Le prophète écrit : « Toi seul connaît les coeurs » (2Ch 6,30) ; « Dieu sonde les coeurs et les reins » (Ps 7,10)...; « L'homme voit l'apparence, mais Dieu voit le coeur » (1Sm 16,7). En même temps, le Christ donne une nouvelle preuve de sa douceur : « Pourquoi pensez-vous le mal dans votre coeur ? »...

 

c'è ancora un'altra testimonianza della divinità, del fatto cioè che è pari a Dio. Non soltanto Dio solo può rimettere i peccati, ma Dio solo può scrutare i pensieri segreti dei cuori. Leggiamo: «Avendo subito conosciuto nel suo spirito cosa pensavano tra sé, disse loro: 'Perché pensate così nei vostri cuori?' » Il profeta  scrive: «Solo tu conosci il cuore dei figli dell'uomo» (2 Cr 6,30); «Tu provi mente e cuore» (Sal 7,10)... «L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore» (1 S 16,7). E contemporaneamente, Gesù dà una nuova prova della sua mitezza: «Perché pensate così nei vostri cuori?»...

 

posted by FLAVIO@10:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square 

Seconda lettera di san Paolo apostolo Corinti 1,18-22. 

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407),

sacerdote a Antiochia poi vescovo di Costantinopoli,

dottore della Chiesa 
Discorsi su Matteo,

« Perché pensate così nei vostri cuori ? »

ANNO PAOLINO

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Leyendecker up close

Joseph Christian Leyendecker (1874-1951) Vintage Illustration

1905 Century Magazine

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2009.02.08

WHEN SHALL I ARISE ?

 

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podcast 

Vraiment, la vie de l'homme sur la terre est une corvée, il fait des journées de manoeuvre. Comme l'esclave qui désire un peu d'ombre, comme le manoeuvre qui attend sa paye, depuis des mois je n'y ai gagné que du néant, je ne compte que des nuits de souffrance. A peine couché, je me dis : "Quand pourrai-je me lever ? ". Le soir n'en finit pas : je suis envahi de cauchemars jusqu'à l'aube. Mes jours sont plus rapides que la navette du tisserand, ils s'achèvent quand il n'y a plus de fil. Souviens-toi, Seigneur : ma vie n'est qu'un souffle, mes yeux ne verront plus le bonheur. 

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Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario? 

Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, 
così a me son toccati mesi d'illusione e notti di dolore mi sono state assegnate. 
Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?". Si allungano le ombre e sono stanco di rigirarmi fino all'alba. 
I miei giorni sono stati più veloci d'una spola, sono finiti senza speranza. 
Ricordati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene. 

 

Is not man's life on earth a drudgery? Are not his days those of a hireling? 

He is a slave who longs for the shade, a hireling who waits for his wages. 
So I have been assigned months of misery, and troubled nights have been told off for me. 
If in bed I say, "When shall I arise?" then the night drags on; I am filled with restlessness until the dawn. 
My days are swifter than a weaver's shuttle; they come to an end without hope. 
Remember that my life is like the wind; I shall not see happiness again. 

posted by FLAVIO@11:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square 

Libro di Giobbe 7,1-4.6-7.

ANNO PAOLINO

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PAUL KLEE


 

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2009.02.01

UNITI SENZA DISTRAZIONI

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podcast

J'aimerais vous voir libres de tout souci.

Io vorrei vedervi senza preoccupazioni:

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Celui qui n'est pas marié a le souci des affaires du Seigneur, il cherche comment plaire au Seigneur. Celui qui est marié a le souci des affaires de cette vie, il cherche comment plaire à sa femme, et il se trouve divisé. La femme sans mari, ou celle qui reste vierge, a le souci des affaires du Seigneur ; elle veut lui consacrer son corps et son esprit. Celle qui est mariée a le souci des affaires de cette vie, elle cherche comment plaire à son mari. En disant cela, c'est votre intérêt à vous que je cherche ; je ne veux pas vous prendre au piège, mais vous proposer ce qui est bien, pour que vous soyez attachés sans partage. 


chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; 

chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, 
e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. 
Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni. 

posted by DELPHINE@11:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 7,32-35. 

ANNO PAOLINO

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Chain link detail.

Corrosion on a galvanized chain link fence.

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2009.01.25

NOUVELLE LETTRE AUX CORINTHIENS

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podcast

Frères, je dois vous le dire : le temps est limité. Dès lors, que ceux qui ont une femme soient comme s'ils n'avaient pas de femme, ceux qui pleurent, comme s'ils ne pleuraient pas, ceux qui sont heureux, comme s'ils n'étaient pas heureux, ceux qui font des achats, comme s'ils ne possédaient rien, ceux qui tirent profit de ce monde, comme s'ils n'en profitaient pas. Car ce monde tel que nous le voyons est en train de passer. 

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Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; 

coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; 
quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! 

posted by DELPHINE@11:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square 

LA CONVERSIONE DI S.PAOLO

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 7,29-31. 

ANNO PAOLINO

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san paolo particolare affresco flashato

Chiesa di San Paolo Eremita -Brindisi

La Chiesa di S.Paolo è la più antica ed eloquente testimonianza di architettura gotica del XIV secolo nell'area provinciale. All'interno, ad unica navata con soffitto a capriata risalente al 1505, si possono ammirare gli altari barocchi laterali, alcuni frammenti di affreschi del XIV secolo con scene di vita di corte o storie di santi

The Church of S.Paul is the most ancient and eloquent testimony of gotic architecture of XIV century, although its facade has been remade and the church has been shortened.
Inside there are intersting Barocco Altars, some paintings, a sacristy's built-in wooden wardrobe (1725) and frescoes of the XIV century with court scenes and images of saints

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2009.01.18

PER NON LASCIARLO PIU

podcast
« Jean était là et deux de ses disciples avec lui. »

«Giovanni stava là con due dei suoi discepoli».

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Jean était un tel « ami de l'Époux » qu'il ne cherchait pas sa propre gloire ; il rendait simplement témoignage à la vérité (Jn 3,29.26). Songe-t-il à retenir ses disciples et à les empêcher de suivre le Seigneur ? Pas du tout, il leur montre lui-même celui qu'ils doivent suivre... Il leur déclare : « Pourquoi vous attacher à moi ? Je ne suis pas l'Agneau de Dieu. Voici l'Agneau de Dieu... Voici celui qui enlève le péché du monde. » 

Giovanni era talmente «amico dello Sposo» che non cercava la propria gloria, ma rendeva testimonianza alla verità (Gv 3.29.26); cercò forse di trattenere presso di sé i suoi discepoli, impedendo loro di seguire il Signore? Egli stesso, anzi, indicò ai suoi discepoli colui che dovevano seguire... «Perché rivolgete a me la vostra attenzione? Io non sono l'Agnello: Ecco l'Agnello di Dio. Ecco colui che toglie il peccato del mondo.»

À ces paroles, les deux disciples qui étaient avec Jean ont suivi Jésus. « Et Jésus, se retournant, a vu qu'ils le suivaient, et il leur dit : ' Que cherchez-vous ' ? Ils lui ont répondu : ' Maître, où demeures-tu ? ' » Ils ne le suivaient pas encore de manière définitive ; nous savons qu'ils se sont attachés à lui quand il les a appelés à quitter leur barque..., quand il leur a dit : « Venez derrière moi, et je vous ferai pêcheurs d'hommes » (Mt 4,19). C'est à partir de ce moment-là qu'ils se sont attachés à lui pour ne plus le quitter. Pour l'instant, ils voulaient voir où Jésus demeurait, et mettre en pratique cette parole de l'Écriture : «  Si tu vois un homme de sens, va vers lui dès le matin ; que tes pas usent le seuil de sa porte. Apprends de lui les préceptes du Seigneur » (Si 6,36s). Jésus leur a montré donc où il demeurait ; ils sont venus et sont restés avec lui. Quel heureux jour ils ont passé ! Quelle nuit bienheureuse ! Qui nous dira ce qu'ils ont entendu de la bouche du Seigneur ? Mais nous aussi, construisons une demeure dans notre coeur, élevons une maison où le Christ puisse venir nous instruire et s'entretenir avec nous. 

A queste parole, i due che erano con Giovanni, seguirono Gesù.«Gesù si voltò, vide che lo seguivano e dice loro: Che cosa cercate? E quelli gli dissero: Rabbi - che si traduce: maestro - dove abiti?». Essi non lo seguivano ancora con l'intenzione di unirsi a lui in modo definitivo, perché si sa che questo avvenne quando li chiamò... a lasciare le loro barche, dicendo: «Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19). Da quel momento essi si unirono a lui per non lasciarlo più. Ora, volevano solo vedere dove abitava, realizzando ciò che sta scritto: «Il tuo piede logori la sua soglia; levati e va' da lui con assiduità, e medita i suoi comandamenti» (Sir 6, 36-37). Cristo mostrò loro dove abitava; quelli andarono e rimasero con lui. Che giornata felice dovettero trascorrere, che notte beata! Chi ci può dire che cosa ascoltarono dal Signore? Mettiamoci anche noi a costruire nel nostro cuore una casa dove il Signore possa venire, e ci ammaestri, e si trattenga a parlare con noi.

posted by DELPHINE@10:00CET

La Santa Sede - Saint Peter Square

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento sul vangelo di Giovanni, n° 7

« Quel giorno si fermarono presso di lui »

ANNO PAOLINO

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Sheep in thicket - Emmanuel church in Bethlehem

This is one of my favorite stained glass windows at Emmanuel church in Bethlehem, PA. 

 

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